Punzoni sull'oro: come leggere 750, 585 e 375
Quel numerino inciso dentro l'anello dice quanto oro c'è davvero nel tuo gioiello. Ecco come si legge, cosa significa e perché a volte manca.

Guarda l'interno di un anello, la chiusura di una collana o il retro di un orecchino: quasi sempre trovi un numero minuscolo, spesso accompagnato da una piccola figura geometrica. È il punzone, e in Italia non è una decorazione: è un obbligo di legge che dichiara quanto metallo prezioso contiene davvero l'oggetto.
Saper leggere un punzone è la competenza più utile che puoi acquisire prima di far valutare i tuoi gioielli. Non ti dirà quanto vale il pezzo, ma ti dirà di che cosa stai parlando, e questo cambia completamente la conversazione.
Il titolo si esprime in millesimi, non in carati
L'oro puro è troppo tenero per farne gioielli indossabili: si graffia, si deforma, perde la forma. Per questo viene sempre legato ad altri metalli — rame, argento, palladio, nichel — che gli danno durezza e, come vedremo, anche il colore.
Il titolo indica quante parti di oro puro ci sono su mille parti di lega. Un titolo 750 significa 750 parti di oro puro e 250 di altri metalli, cioè il 75%. È lo stesso concetto dei carati, espresso con un'unità diversa:
| PunzoneCaratiOro puroDove si trova | |||
| 999 | 24 kt | 99,9% | Lingotti e monete da investimento |
| 750 | 18 kt | 75% | Standard della gioielleria italiana |
| 585 | 14 kt | 58,5% | Produzione estera, molto diffusa in Europa |
| 375 | 9 kt | 37,5% | Gioielleria britannica e bigiotteria fine |
| 333 | 8 kt | 33,3% | Produzione tedesca, oggi rara |
In Italia lo standard consolidato è il 750: se hai gioielli comprati in una gioielleria italiana negli ultimi decenni, con ogni probabilità sono 18 carati. Il 585 lo trovi spesso su pezzi acquistati all'estero o ereditati da parenti emigrati. Il 375 è tipicamente inglese.
Accanto al titolo c'è il marchio di fabbrica
Il numero non viaggia mai da solo. Al suo fianco trovi un secondo punzone, di forma romboidale, che contiene un numero e la sigla di una provincia. È il marchio di identificazione, assegnato dalla Camera di Commercio a ogni azienda orafa che produce o importa oggetti preziosi in Italia.
Quel rombo dice chi ha fabbricato il pezzo. Serve alla tracciabilità e, indirettamente, è una garanzia in più: un oggetto con titolo e marchio di fabbrica regolari è passato attraverso la filiera legale della gioielleria italiana.
E i punzoni stranieri?
Ogni paese ha il proprio sistema. Il Regno Unito usa marchi di garanzia molto riconoscibili, con la testa di leone o la corona affiancate a simboli che indicano la città e l'anno di saggio. La Francia impiega figure come la testa d'aquila per il 18 carati. La Svizzera ha la testa di San Bernardo. Non serve conoscerli tutti a memoria: serve sapere che esistono, e che un simbolo insolito accanto a un numero non è un difetto ma un'informazione.
Se il punzone non c'è
È una situazione più frequente di quanto si creda, e non significa affatto che l'oggetto non sia oro. Le cause tipiche sono tre.
- Usura. Un anello portato per quarant'anni ha l'interno consumato: il punzone c'era, si è cancellato. È il caso più comune sulle fedi nuziali.
- Riparazioni. Se una catenina è stata accorciata o un anello ridimensionato, il tratto che portava il punzone può essere stato eliminato.
- Oggetti antichi o esteri. Molta oreficeria precedente alla normativa attuale, o proveniente da paesi con regole diverse, semplicemente non è punzonata.
In tutti questi casi il valore dell'oggetto non cambia di una virgola: cambia solo il fatto che il titolo va determinato con un'analisi invece che leggendolo. Si usa la pietra di paragone con gli acidi, oppure un'analisi strumentale per i pezzi più importanti. È un'operazione di routine che richiede pochi minuti e si fa davanti al cliente.
Attenzione alle sigle che non sono titoli
Alcune combinazioni di lettere sui gioielli sembrano punzoni ma dicono l'esatto contrario, cioè che l'oggetto non è oro massiccio. Le più frequenti sono GP (gold plated, placcato), GF o 1/20 12K GF (gold filled, laminato), HGE (heavy gold electroplate), RGP (rolled gold plate). Indicano tutte uno strato di oro applicato su un metallo di base, in quantità troppo esigua per avere valore di recupero.
Allo stesso modo, sigle come 925 o 800 non riguardano l'oro: sono i titoli dell'argento. Un oggetto dorato punzonato 925 è argento con un bagno d'oro sopra — ha valore, ma come argento.
Cosa farne, in pratica
Prima di portare i tuoi gioielli a valutare, prenditi dieci minuti e prova a separarli per punzone: un mucchietto di 750, uno di 585, uno di pezzi senza marchio. Non è necessario, ma rende la valutazione più veloce e soprattutto ti permette di seguirla meglio, perché saprai già che cosa viene pesato insieme a cosa.
Da noi la separazione per caratura avviene comunque sul banco, sotto i tuoi occhi: oggetti di titolo diverso hanno contenuti d'oro diversi e non possono finire sullo stesso piatto della bilancia. Puoi vedere come lavoriamo nella pagina dedicata al compro oro, e se i tuoi pezzi sono in argento trovi le informazioni corrispondenti nella pagina compro argento.
Una nota che ripetiamo sempre: non diamo quotazioni per telefono. Il valore dipende dal peso reale, dal titolo effettivo, dalla presenza di pietre o parti non in oro e dalla quotazione della giornata. Senza il pezzo sul banco qualsiasi cifra sarebbe inventata. Per una valutazione vera bastano dieci minuti in negozio: scrivici o passa a trovarci in Via Biancheri 6, a Sestri Ponente.